04.12.2020

Ritirati alcuni lotti di Coca Cola non a norma

Nonostante noi Italiani siamo tra i maggiori consumatori di acque minerali del mondo, i controlli a cui sono sottoposti i suddetti prodotti da imbottigliamento sono relativamente pochi, così come i parametri normativi che devono rispettare; circa 50 contro gli oltre 200 che regolano la rete idrica pubblica e che stabiliscono gli standard necessari affinché la proverbiale acqua del rubinetto possa giungere nelle nostre case.

Se le maglie normative che cingono le acque minerali sono dunque piuttosto ampie, ancora meno stringenti sono quelle che definiscono la creazione e la commercializzazione di bibite gassate, come la Coca Cola, spesso lasciate alla discrezionalità del produttore e al suo buonsenso.

Non stupisce più di tanto, dunque, che i saltuari controlli a campione disposti dal Ministero della Salute si imbattano, di tanto in tanto, in qualche lotto non esattamente a norma e potenziale fonte di pericolo per la salute umana, come recentemente accaduto per alcune partite di Coca Cola troppo ricche di nitriti per consentire la loro libera commercializzazione.

In virtù di una sostanziale assenza di conformità ai parametri legali, il Ministero ha infatti disposto il ritiro dal mercato dei lotti di Coca Cola contraddistinti dal numero identificativo L170329863M, tutti con scadenza fissata per il prossimo 28 settembre e tutti prodotti all’interno dello stabilimento di Marcianise.

Distribuiti nell’area geografica compresa tra le province di Potenza, Salerno, Matera e Cosenza, i lotti incriminati sono già stati ritirati dagli scaffali della grande distribuzione organizzata per via di un rischio legato all’insorgenza di potenziali manifestazioni allergiche originate proprio a partire dall’ingestione di un numero abnorme di nitriti.

Chiunque si trovasse in possesso di una o più bottiglie “ritirate” è dunque invitato a restituire l’articolo presso il punto vendita di riferimento e a chiedere quel doveroso rimborso che si pone spesso come una beffa di fronte alla scarsità di parametri che definisce ciò che è destinato a finire sulle nostre tavole, pregiatissime acque minerali logicamente incluse.

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