04.12.2020

Giornata Mondiale senza Tabacco, la situazione italiana

Anche grazie alla Giornata Mondiale senza Tabacco e tutte le iniziative legislative e informative generatesi a partire dalla ricorrenza, l’Italia può risvegliarsi quest’oggi in compagnia di stime abbastanza rassicuranti che parlano di un ulteriore lieve calo del numero di fumatori nel nostro Paese, passati dal 22,3% del 2016 al 22% attuale.

Ormai sono state istituite e ideate talmente tante “Giornate Mondiali di Qualcosa” (o addirittura settimane) che si rischia di perdere di vista i reali obiettivi di coloro che, per primi, decisero di fermare il mondo per un giorno all’insegna della consapevolezza relativa ad una determinata piaga sociale, in grado di collocarsi ben oltre il fenomeno del folclore o dell’allarme sanitario fine a stesso.

Accade così che, all’interno di un calendario più denso di giornate mondiali che di onomastici, passi un po’ in sordina quella storica Giornata Mondiale senza Tabacco che era stata ideata, molto prima che il marketing sanitario prendesse il sopravvento, con la duplice intenzione di divulgare corretta informazione circa i danni del fumo e di sfidare tutti i fumatori a cercare di resistere almeno per 24 ore alla tentazione di accendersi una sigaretta o un sigaro.

Per quanto in diminuzione costante, il fenomeno resta comunque piuttosto accentuato, soprattutto nelle aree centro-meridionali della Penisola, dove la percentuale dei fumatori si attesta spesso sopra la fatidica soglia del 25% e dove tutte le campagne condotte a suon di pacchetti shock, divieti nei locali pubblici e in macchina (alla presenza dei minori) paiono aver attecchito meno che lal Nord.

Le stime riportate dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e riportate dal Sole 24 Ore in occasione della ricorrenza, riferiscono infatti della permanenza di aree grigie in cui la divulgazione medica continua non ha raggiunto il suo scopo e di nuove fasce di popolazione, soprattutto in ambito femminile, che hanno addirittura conosciuto un aumento di incidenza del fumo nel corsi degli ultimi anni.

Se la problematica, osservata nel suo complesso può comunque instillare un moderato ottimismo nelle istituzioni sanitarie, resta ora da capire come ricalibrare il messaggio informativo per raggiungere il nuovo profilo del “fumatore tipo”, magari passando attraverso un rinnovato vigore di quella Giornata Mondiale senza tabacco che si è trovata sommersa da altre ricorrenze sanitarie decisamente meno impellenti e fondate.

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